La carta dei beni archeologici

Piano di tutela del PRG

Il lavoro per la redazione del nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Imola, espletato negli anni 1997-1999, ha costituito l’occasione per progettare e realizzare un piano organico di censimento, conservazione e valorizzazione dei beni archeologici, nel cui ambito sono state sperimentate soluzioni innovative di ricerca e tutela.
L’aumento negli ultimi decenni della pressione antropica sul territorio ha infatti determinato una accelerazione esponenziale delle occasioni di scoperta e di distruzione dei giacimenti archeologici, e dunque delle conseguenti esigenze di conoscenza e tutela, cui le strutture dello Stato sono ormai pressoché impossibilitate a far fronte, a causa non solo delle carenze di personale e risorse, ma anche dei limiti della legislazione statale vigente. Si pensi ad esempio che i siti vincolati ai sensi della legge 1089 del 1939 nel territorio del comune di Imola sono solo cinque, a fronte di duecentoventisei presenze oggi conosciute nella sola area extraurbana.

Le procedure di tutela di tipo vincolistico legate alla legge 1089 risultano infatti attuabili per lo più in presenza di evidenze archeologiche accertate tramite scavi o prospezioni, con gravi difficoltà invece per quanto riguarda l’enorme quantità di giacimenti conosciuti solo attraverso l’indagine di superficie, e ancor più per quanto riguarda le persistenze del paesaggio antico.

Alle difficoltà sul versante della conservazione si aggiunge il danno per le attività economiche derivante dall’attuale prevalente meccanismo di tutela a posteriori, che sostanzialmente consiste in ingiunzioni di fermo del cantiere conseguenti al ritrovamento di resti archeologici durante lavori comportanti escavazioni.
Presso un certo numero di Soprintendenze Archeologiche ed enti locali si è ormai fatta strada la consapevolezza dell’indispensabilità di strumenti di tutela preventiva, che consentano di incorporare l’elemento del “rischio di impatto archeologico” nella fase di progettazione. Spesso con spostamenti di pochi metri delle opere previste, o con sondaggi preventivi dai costi contenuti, può essere possibile ridurre considerevolmente il rischio di un fermo del cantiere, con grande vantaggio sia per le opere agricole, estrattive e di urbanizzazione sia per la conservazione dei beni archeologici.

Per una corretta gestione delle risorse archeologiche è dunque necessario operare nel momento della programmazione urbanistica e territorale; pienamente in linea con questo assunto è dunque il progetto del Comune di Imola, che, tra i primi in Italia, ha organicamente inserito nel PRG un censimento cartografico completo delle evidenze archeologiche – realizzato dai Musei comunali di Imola in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica – collegato a una specifica normativa di tutela.

L’indagine conoscitiva inerente i Beni archeologici ha potuto avvalersi di un progetto pluriennale di ricerca territoriale sistematica, che dal 1990 viene portato avanti dai volontari del Gruppo per la Valorizzazione dei Beni Culturali del Comprensorio Imolese in collaborazione con i Musei comunali di Imola, di concerto con la Soprintendenza Archeologica per l’Emilia Romagna.

Nell’ambito del lavoro di redazione della carta archeologica per il P.R.G. del Comune di Imola è stata inoltre condotta una campagna di raccolta a tappeto della documentazione bibliografica e d’archivio sui rinvenimenti archeologici dell’Imolese, e una schedatura informatizzata di tutte le presenze archeologiche del territorio comunale extraurbano.

 

L’applicazione di una nuova strategia di ricerca: l’indagine geoarcheologica a scala territoriale

In linea con la prospettiva di una ricerca integrata degli aspetti archeologici e di quelli geologici, che è oggi in forte sviluppo e che è del resto fortemente radicata nella tradizione del museo imolese fondato da Giuseppe Scarabelli, il progetto cartografico proposto non si limita a una semplice registrazione topografica delle presenze riconosciute, ma si propone come strumento conoscitivo della complessa sintesi di processi geologici, biologici e antropici che è all’origine dell’attuale configurazione distributiva e stratigrafica dei giacimenti archeologici.

Per raggiungere tale obiettivo sono state eseguite specifiche indagini di carattere geomorfologico e pedologico – grazie anche alla collaborazione del Servizio Cartografico e Geologico della Regione Emilia Romagna – che una volta elaborate e integrate hanno permesso di giungere alla stesura di una carta ‘geoarcheologica’, che permette di riconoscere settori del territorio omogenei dal punto di vista del periodo e del processo di formazione.

 

Le ricadute per la tutela dei beni archeologici

La base di dati così costituita può esplicare notevoli potenzialità non solo sul piano della conoscenza scientifica dell’evoluzione del paesaggio, ma anche su quello della gestione del territorio, offrendo la possibilità di riconoscere settori con livelli diversi di ‘potenzialità archeologica’, ovvero del grado di probabilità che si verifichino futuri rinvenimenti, definito sulla base dei fattori di erosione e copertura alluvionale.

Specifici adempimenti di tutela, graduati secondo le caratteristiche delle evidenze o delle potenzialità archeologiche del sito e la profondità e l’ampiezza delle opere di escavazione da eseguire, sono previsti nel PRG in relazione a:

1. elementi della centuriazione;
2 e 3. aree a bassa o a generica potenzialità di ritrovamento di materiali archeologici;
4 e 5. aree di media o elevata concentrazione di materiali archeologici;
6. aree di accertata e rilevante consistenza archeologica;
7. complessi archeologici.


Ultimo aggiornamento: 30 marzo 2018