Lolli e Osservanza

 

Come la Fiat per Torino, così i manicomi sono stati centrali nella storia, nell’urbanistica e nello sviluppo economico della città di Imola.
Fin dall’Ottocento, grazie alla creazione di un polo ospedaliero per la malattia mentale composto da tre nosocomi, si sono creati almeno una decina di migliaia di posti di lavoro. Non solo infermieri, ma anche personale in cucina, in lavanderia, alla manutenzione degli edifici e medici che hanno spesso compiuto scelte all’avanguardia per la storia della cura della malattia mentale.

 

Il primo manicomio fu costruito nei pressi dell’Ospedale civile tra il 1869 e il 1880. Il progetto fu redatto dall’architetto Antonio Cipolla (Napoli 1822-1874) sulle proposte del medico Luigi Lolli (1818-1896), direttore sanitario del già esistente piccolo reparto atto ad accogliere 200 persone.
L’idea iniziale di un reparto annesso all’ospedale si trasformò e si concretizzò in una piccola cittadella: fu acquistato un terreno tra l’ospedale civile e la rocca sforzesca e su un’area di 40.000 metri quadrati fu costruita una vasta struttura organizzata in padiglioni indipendenti disposti su tre linee parallele.
Prima della progettazione, Luigi Lolli aveva studiato i nuovi testi sulle malattie mentali e visitato altre strutture manicomiali.
Al primo posto, la scelta di separare i malati per tipologia di malattia, ad esempio i tranquilli lontani dagli agitati. Successivamente, i servizi generali, quali la cucina e il guardaroba, vengono posti in posizione centrale, velocemente raggiungibili a tutti. I malati di sesso maschile ricoverati nell’ala est, le donne nell’ala ovest. La direzione, con ingresso monumentale e l’alloggio del corpo medico, vengono posti su viale Saffi; la portineria dell’ingresso laterale del manicomio adiacente alla rocca e ancora esistente con destinazione d’uso commerciale. I padiglioni sono uniti da portici terrazzati che consentivano al personale di muoversi velocemente e sovrintendere a tutto.
L’accesso monumentale ancora esistente reca l’iscrizione latina “Miseris succurrere disco” ossia “apprendo ad aiutare gli infelici”. Dietro, un magnifico giardino progettato da un importante disegnatore di giardini, Ernesto Balbo di Sambuy (1837-1909), che già aveva lavorato ai giardini Margherita di Bologna nel 1877. Al di fuori di quell’accesso, verso le campagne, la colonia agricola dove i malati autosufficienti lavoravano, contribuendo così all’approvvigionamento di viveri per la cucina.

 

La capienza massima della struttura doveva essere di 800 posti letto ma, con l’arrivo di degenti dalla provincia di Bologna e da altre località italiane, lo spazio divenne insufficiente nel giro di pochi anni.
Iniziò così già nei primi anni Ottanta dell’Ottocento la costruzione di una succursale in un’area adiacente al convento dell’Osservanza.
Composto inizialmente di sei padiglioni, più i servizi generali e la colonia agricola, il manicomio di completamento era più spartano del primo manicomio, detto centrale, ma successivamente fu dotato anche di uno stabilimento per le cure idroterapiche dei degenti.
Nel 1897 il Comune di Imola decise di vendere il manicomio centrale alla Provincia di Bologna, mentre al riempimento del manicomio dell’Osservanza contribuivano anche le provincie romagnole e marchigiane, che inviavano malati gravi e borderlines, rifiutati dalla società.

 

L’inizio del Novecento si apre così con due strutture, note successivamente come il manicomio Luigi Lolli e il manicomio dell’Osservanza, rispettivamente amministrati da provincia e Congregazione di Carità di Imola. Con l’evolversi delle teorie psichiatriche e l’arrivo dei primi farmaci per curare i disturbi psichici, a partire dagli anni Sessanta cambia l’approccio alla malattia mentale e si costruiscono nuove strutture destinate alla diagnosi e alla cura.
Nascono il Silvio Alvisi, centro diagnostico neuropsicologico, e il presidio psicopedagogico per i minori Sante Zennaro.
Nel 1967 apre anche la Villa dei Fiori, che nasce come una struttura autonoma destinata a brevi ricoveri.

 

A seguito dell’attuazione della legge Basaglia del 1986, iniziò lo smantellamento di tutti i manicomi, avvenuto definitivamente nel 1997.
La Villa dei Fiori è stata demolita tra 2010 e 2011, il Luigi Lolli è stato ristrutturato in chiave di servizi di supporto all’attività ospedaliera, l’Osservanza, la cui area è stata restituita alla città a maggio 2016, in seguito a grandi lavori di riqualificazione urbana, è in attesa di una sistemazione che permetta di salvaguardarne l’architettura così suggestiva.
Oltre a ciò, cosa resta di questa avvincente storia?
Un tessuto urbanistico dominato da un’architettura storica, in parte già convertita a nuovo uso, e un verde di pregio con grandi alberature, patrimonio di tutta la città.


Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2018